Laura e Caterina sono impiegate nella stessa impresa di logistica. Entrambe hanno fruito di un permesso di lavoro per essere qui e, ora che il colloquio è finito, hanno un paio d’ore di libertà di cui disporre.
Caterina cammina guardando a terra. Laura la tiene sotto braccio, diretta verso la caffetteria.
Un tempo erano sparite, ma i piccoli esercizi commerciali stanno fiorendo di nuovo e, in questo caso, è proprio ciò che ci vuole: un locale accogliente dove fare il punto della situazione.
Ordinano un cappuccino, latte caldo emulsionato, con caffè aggiunto sulla schiuma.
Caterina osserva la sua tazza.
«Un cuore… forse Mark mi pensa.»
«È tanto che state insieme?»
Caterina guarda di nuovo la tazza. Poi risponde:
«Sì, è una LTS.»
«Ah ah, ti hanno colpito le long-term support del mio sistema operativo!»
«Gli voglio bene, ma non ho ancora capito se siamo davvero compatibili.»
Laura le prende la mano, la stringe leggermente.
«Raccontami, cosa non è andato nel colloquio?»
È un cambio drastico: un attimo prima parlavano del fidanzato, ora siamo tornati a questioni di lavoro.
«L’esaminatrice mi ha sottoposto un esercizio di programmazione e non sono riuscita a risolverlo.»
«Pensavo ci fosse ancora la loro intelligenza artificiale. Come hai detto che si chiama?»
«La PzIA? No, con lei ho già sostenuto il colloquio. Oggi c’era Eva. Oh Laura, sentivo che non mi voleva.»
«Che esercizio t’ha chiesto Eva?»
Caterina stringe la gonna con le mani.
«Laura, ma cosa vuoi che importi ormai?»
Lei le sorride. Prende un quaderno e una matita dallo zainetto.
«Dai, vediamole insieme.»
Caterina distende i palmi e la gonna perde le brutte pieghe che si erano formate. Laura le passa la matita.
«Ecco, ci sono queste lineette, vedi? Bisogna ordinarle usando un algoritmo.»
«Ah, bello! Lo so fare, guarda! Se vogliamo ordinarle dalla piccola alla grande, basta scorrerle tutte e confrontarle a due a due, le lineette vicine, e scambiarle se quella che segue è più piccola di quella che precede.»
Laura prende la gomma dall’astuccio e la matita prestata a Caterina.
«Guarda, le prime due sono già ordinate e invece la seconda e la terza dobbiamo scambiarle. Ecco, adesso la terza e la quarta, poi la quarta e la quinta ancora, la quinta e la sesta sono già a posto, la sesta e la settima le giriamo, poi ancora la settima e l’ottava, poi l’ottava e la nona e ancora la nona e la decima. Ecco, in fondo abbiamo l’elemento più grande. Visto? È facile.»
Caterina la guarda. Dal suo dotto lacrimale esce una goccia, poi l’abbraccia.
«Ma come fai?» le chiede.