Camminano insieme, ma hanno difficoltà a sincronizzarsi. Il passo di Laura è deciso, Caterina invece tentenna.
Raggiungono lo stradello che porta all’entrata. L’edificio è grande, soprattutto ampio, molto più che alto. Le chiese medievali dovevano incutere rispetto, le Neo Company vogliono comunicare accoglienza e armonia.
Da lì all’ingresso sono circa trenta metri. Laura osserva l’insegna: è enorme: Pet Micro Robot.
Stringe le mani all’amica.
«Ti aspetto al parco.»
Caterina annuisce.
Laura va per abbracciarla, ma si ferma. Caterina ha una camicetta stirata e inamidata; chissà dove aveva trovato un ferro da stiro. Le sorride.
«Stendili», aggiunge, ma l’amica riprende l’azione rimasta incompiuta e le si stringe al petto.
«Come vorrei che venissi con me» le sospira; ma una vocina la fa sobbalzare:
«Caterina, vieni, ti stanno aspettando.»
Un micetto si sta strofinando alla sua gamba, e appena lo guarda corre verso l’entrata per qualche metro per poi fermarsi ancora ad aspettarla.
Laura le sorride: «Ti è venuto a chiamare. Dai, devi proprio andare.»
Si congedano, l’una verso il colloquio l’altra verso il parco. L’erba è asciutta e fresca, ma prima di sedersi Laura ci stende sopra la sua giacchettina. Caterina non ci metterà molto, ha giusto il tempo di ripassare un po’ ma in quel tempo non vorrebbe bagnarsi i pantaloni. Manca solo un giorno all’esame e, giudicando da come si affanna sul quaderno, deve ancora avere qualche dubbio sul programma.
«Vediamo, proviamo ancora dall’inizio. Due elevato alla uno fa due. Due diviso quindici fa zero con resto di due. E fin qui ci arrivo.»
Una coppia di ragazzi si siede sulla panchina che ha lasciato libera. Per un attimo la osservano, poi riprendono la loro conversazione, lasciando Laura ai suoi esponenziali.
«Due elevato alla tre mi dà otto. Diviso quindici, zero. Il resto? Otto.»
Appoggia il quaderno sulle gambe, tenendo il segno con un dito.
«Finora abbiamo 2, 4, 8. Il bello viene ora.»
Chiude il quaderno. Ha parlato più forte, la coppia ha ripreso a guardarla.
«Scusate?»
Le sorridono.
«Due alla quattro fa sedici, quindi rimane uno. Adesso dovrebbe arrivare il bello. Il quindici nel trentadue ci sta due volte, con resto di due. Ed ecco che si ripresenta: 2, 4, 8, 1, 2. Bene, andiamo avanti.»
La coda dell’occhio registra un’immagine che in un attimo viene trasformata in un’informazione. I ragazzi se ne sono andati.
Un’informazione che genera un’emozione: «Oddio, ma quanto tempo è passato?»
Ma non controlla l’ora, perché lo stesso flusso operativo genera un’altra allerta. Caterina è già qui.
Adesso si alza e le va incontro. Gli occhi le vanno lì, sulla stessa successione di numeri che l’aveva incantata.
«Com’è andata?»
«Lascia stare, mi sa che ho rovinato tutto.»